Pensare di aprire un blog e di inserire nel titolo la parola tedesca Bildung, ancora prima che la suddetta sia stata avviata, è una tipica piccola follia della mia mente estremamente programmatrice; infatti solo oggi, a distanza di sei mesi buoni dal mio ingresso nel mondo della scrittura, mi decido a scrivere il mio primo articolo. Mi decido perché adesso mi sento pronta, perché ne è passato di tempo dalla mia partenza e perché sono più che a metà del mio percorso di formazione. Ecco, formazione è la traduzione in italiano che più si avvicina alla nostra parola tedesca: la formazione, per come la vedevano i germanici, era un passo fondamentale nell’educazione di un giovane, il quale, di solito verso i diciotto anni, veniva spedito in un’altra città per specializzarsi negli studi o in un lavoro. Come i romanzi tedeschi ci ricordano, però, spesso questi non ne uscivano illesi, anzi; qualcuno, come il povero Hans di un romanzo di Hesse (il mio autore del cuore, tanto per iniziare a svelare qualcosa), ne finisce schiacciato, altri sopravvivono, ma ne pagano le conseguenze. Stiamo parlando di letteratura tedesca perché è a quei personaggi che mi diverte associarmi, ma non bisogna dimenticarci dell’importanza della formazione anche in altre letterature, per evitare che il povero Julien Sorel e altri, che, per spirito di ambizione e per volersi formare, ci hanno pure lasciato le penne.

Tornando a noi, era più o meno in questo periodo dell’anno scorso che ho deciso che dopo la laurea (solo triennale, ahimè) mi sarei presa del tempo per me e l’ho fatto. Sì, era l’anno scorso dopo le vacanze di Pasqua, impegnata a scrivere la tesi e sommersa da libri e dizionari francesi, che ho deciso che avevo bisogno di andare via. Non che ne avessi un’esigenza particolare, avrei potuto semplicemente restare e cercarmi un lavoro (o almeno provarci), o continuare subito a studiare (idea che mi allettava di più); ma quello che avevo non mi bastava più, sembra un’ovvietà, ma quando si dice che un posto “ti va stretto” è proprio così. Soliti luoghi di sempre, solite facce, stesse cose da fare, da bere, di cui parlare; la soluzione per ovviare allo spleen di cui sarei di sicuro diventata vittima e al probabile esaurimento nervoso che ne sarebbe conseguito, era perciò una e semplice. Partire.

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